Meditiamo sulla Parola – IV Domenica di Pasqua anno A
SALMO 23(22)
Il Salmo 23 è una lirica dal fascino eterno, studiata e amata, come testimonia l’immensa bibliografia che vi è a suo riguardo. Nella liturgia della Chiesa anglicana accompagna il rito della sepoltura. Questo frammento poetico ha influito in modo profondo nelle Arti.
Il Salmo riecheggia in Gv 10: “Io sono il buon pastore che offre la propria vita per le pecore.” In Ap 7,17 Cristo è dipinto come “il pastore che conduce a sorgenti di acqua di vita” e in Lc 15,4-7 va in cerca della pecora smarrita. Nella riflessione patristica e in quella popolare cristiana il rapporto tra pastore e pecora (ovvero tra il Signore e il fedele) raggiunge il vertice dell’intensità: è conoscenza reciproca del “nome” (cioè dell’essere profondo), è amore paterno “viscerale”, pronto a dare la vita (Gv 10,15) (Gv15,13). Il fedele non è nelle mani di uno squallido mercenario (Gv 10,12-13) o di un pastore avido ed ipocrita (Ez 34) ma è affidato a quell’ “IO” scandito ben 5 volte nel brano di Gv 10 (vv 7.9.10.11.14), cioè al Cristo / “porta”: di là “usciremo ed entreremo” (Gv 10,9) due verbi opposti ma interconnessi, che dicono comunione perfetta.
Questa lirica è elementare nel pensiero, nelle immagini e nelle emozioni, con simboli unitari ricchi di sfaccettature. La parola decisiva del Salmo è racchiusa nel v 4 “Tu sei con me”. La fiducia non si spegne più, nonostante le oscurità che l’itinerario dell’esistenza umana riserva. La centralità di questa dichiarazione, testimoniata anche dalla sua posizione nella lirica, può far definire il “genere letterario” di questa composizione quale “genere dei canti di fiducia”; si celebra l’abbandono sereno e totale al Dio Salvatore a cui si affida l’intera esistenza. Il Salmo lascia vedere una meta ben precisa: il tempio; per cui si avvicina ai “salmi delle ascensioni” o dei pellegrinaggi a Sion.
Vi è in profondità un’esperienza personale sfociata in alta poesia. Ciò non esclude che esso si sia trasformato, anche nell’antico Israele, in preghiera corale. Ci si chiede chi sia l’autore e in quale periodo storico sia stato scritto. In passato ad esso veniva associata l’immagine del re Davide. È impossibile trovare un periodo cronologico preciso. Si preferisce una datazione post-esilica a causa del nesso con la tipologia “pastore-acqua-tenebre-banchetto-cammino”, tipici nella teologia deuteroisaiana del 2° esodo da Babilonia (cfr Ez 34). Saremmo, perciò, in presenza del 2° tempio.
Sono due i centri simbolici fondamentali attorno ai quali ruota il Salmo: a) il pastore (vv1-4) e b) una coppa colma sulla mensa (vv5-6).
- a) Il pastore è qualcosa in più della semplice “guida”; egli è soprattutto il costante “compagno di viaggio” per cui le ore del suo gregge sono le sue stesse ore, stessi i rischi, stesse la sete e la fame; il sole batte implacabile ugualmente su di lui e sul gregge. Solo lui può dare sicurezza perché scarta col bastone i sentieri erronei o dispersivi. Il pastore è il salvatore: la sua capacità di condurre a uno spiazzo erboso decide il destino delle pecore. Ai pastori che disperdono il gregge (Ger 23,1-4) si opporrà il Re-Pastore futuro (Mi 5,3) i cui contorni saranno sempre più messianici. Egli non è bloccato da nessun ostacolo e, soprattutto, non tradisce mai le sue pecore. La relazione personale che intercorre tra le pecore e il loro Pastore è scandita dal “mio” iniziale (v1); quello che Dio ha fatto per il popolo, lo fa e lo farà anche per il singolo credente.
- b) Il 2° centro simbolico è l’ospitalità. Il pane, il vino, l’olio sono i segni eterni dell’accoglienza ospitale. Il Signore applica le leggi della cordialissima ospitalità orientale: profuma la testa degli invitati, offre la coppa spumeggiante dell’amicizia, prepara una mensa che diviene asilo inviolabile contro i nemici e le ostilità di ogni genere; immagine cara alla letteratura sapienziale. L’anticipazione del banchetto definitivo e pienamente saziante l’ebreo la sperimentava ogni volta che accedeva al tempio.
La fede — “amen” biblica è un “appoggiarsi” a Dio che è roccia, stabilità, difesa, pace.
Nelle angosce della strada non disperiamo: il conforto è in quel “Tu sei con me”.