Meditiamo sulla Parola – XX Domenica tempo ordinario anno C
La prima lettura di oggi (XX Domenica del tempo ordinario – anno C) è attribuita al Profeta Geremia. Traendo spunto d questa lettura, cerchiamo di cogliere delle note comuni a tutti i profeti.
Quando si parla di esodo si pensa a Israele, all’Egitto. Non dobbiamo dimenticare che il primo a fare esodo è Dio stesso che scende dall’alto verso il basso. Dio si preoccupa, in primo luogo, di attirare l’attenzione. Per arrivare a tutti, si parte sempre da uno solo.
Il Signore chiama attraverso il fuoco del roveto inestinguibile.
Quando Mosè giunge al Monte di Dio, dinanzi all’evento inedito, dice: “Voglio avvicinarmi ad osservare questo grande spettacolo: un roveto che non brucia”.
Yhwh nella Bibbia è una realtà incandescente e trascendente. Il fuoco è qualcosa di prodigioso e pericoloso, ma Mosè non resiste alla curiosità. Sa di stare dinanzi a qualcosa di non scontato, di superiore, di altro. Avrebbe potuto dire: “C’è del fuoco, portiamo le pecore in salvo. Lasciamo che quelli che hanno più entusiasmo, se ne interessino”. Mosè si lascia prendere da quella meraviglia propria del bambino.
Noi siamo ancora capaci di meravigliarci? Il nuovo ci interessa, ci attrae o ci mette in fuga?
Dio è fuoco, ben lo sanno i profeti e gli amanti. Mosè si sente impuro.
Un altro Profeta, Geremia, sperimenta la chiamata come seduzione: “Tu mi hai sedotto”
In sintonia con i profeti, Gesù dichiara di portare il fuoco sulla terra.
Il Profeta non è chiamato ad offrire sacrifici, ma a rendersi conto di fronte a chi si trova.
Il Profeta, dinanzi al fuoco, toglie i sandali, un gesto che dice rispetto. Questo gesto dice anche la condizione per entrare in relazione con Dio: umiltà (umiltà da humus, avere i piedi per terra).
Dio dei Padri è un Dio che si è incarnato, è condiscendente, favorisce le domande, la ricerca, non interrompe, non blocca, lascia esprimersi, incoraggia, assicura la sua presenza benevola rinunciando ad ogni forma di dominio e di supremazia.
Il Pastore buono non dà semplicemente da mangiare, ma dà a ciascuno il cibo conveniente e la giustizia spettante.
Il profeta porta al pascolo, prima di tutto, gli animali più giovani perché si nutrano di erba tenera, poi quelli più vecchi, perché hanno bisogno di cibo sostanzioso ed infine i più vigorosi che mangiano foraggio duro.
In un testo ebraico si racconta: “Un giorno un capretto fuggì dal gregge. Mosè lo trova in un luogo scosceso. Si abbevera ad una sorgente. Lo prende sulle spalle e lo riconduce fino al gregge”.
La grande avventura comincia con un Dio che scende per prendersi cura del suo popolo.