Meditiamo sulla Parola – XXXII Domenica tempo ordinario anno A
La pagina evangelica di questa XXXII Domenica T.O. (A) (Mt 25,1-13) contiene la parabola “delle 10 vergini” il cui messaggio/monito ai cristiani è quello di vigilare durante l’attesa (che può essere molto lunga) della parusia del Signore, in modo da essere pronti al momento del suo ritorno improvviso alla fine della Storia.
Prendiamo spunto da una miniatura che la illustra e che fa parte del “Codex purpureus rossanensis”, un evangeliario dal valore inestimabile (V-VI sec.), capolavoro dell’arte bizantina, prezioso ed unico nel suo genere a livello mondiale per motivi biblico-religiosi, paleografici, storici, artistici e documentari. Esso, scritto a mano con inchiostro in argento e, per alcune parti, in oro su fogli di pergamena dal colore porpora, è giunto a noi mutilo (contiene l’intero Vangelo di Matteo e quasi tutto quello di Marco; è mancante delle pagine relative ai Vangeli di Luca e di Giovanni, perdute probabilmente a causa di un incendio); è conservato nel museo diocesano di Corigliano-Rossano (CS) e, nel 2015, è stato riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
La miniatura presenta la seguente impostazione visiva e grafica: la parte superiore è occupata dalla scena evangelica ed è separata da una sottile linea blu dalla scena inferiore che è riservata a quattro profeti. Essa non è solamente la rappresentazione didascalica del brano scritturistico ma lo interpreta. Il miniaturista ha arricchito l’illustrazione con particolari non solo presenti nel testo scritto ma ricavati anche da quell’insostituibile patrimonio spirituale che scaturisce dall’interpretazione mistagogica patristica. Un vero e proprio “lavoro” teologico.
La rappresentazione coglie con particolare incisività il momento cruciale del racconto: l’arrivo dello sposo con la chiusura della porta della sala delle nozze. Questa porta, vista di scorcio, divide in due l’illustrazione della scena superiore. A sinistra, all’esterno, vi sono le cinque fanciulle stolte arrivate in ritardo a causa della mancanza dell’olio che avrebbe dovuto alimentare le loro fiaccole; sono presentate in abiti variopinti, incedono con in mano le fiaccole che si stanno spegnendo e le ampolle semivuote; chiedono di entrare. A destra della porta, all’interno, c’è lo sposo con il volto di Cristo; egli, col capo un po’ inclinato e nimbato, ha la mano destra alzata, in atto di parlare, mentre quella sinistra è avvolta nell’himation; blocca il passaggio alle vergini stolte: è Sposo ma anche Giudice. Davanti a lui c’è un albero (che richiama quello di Gen 2,9). Dietro al Cristo ci sono le cinque fanciulle pronte/sagge, tutte vestite di bianco, recanti nella mano destra le fiaccole ben accese che illuminano la scena che avviene di notte; di tre è visibile la mano sinistra che regge l’ampolla con l’olio. Tutte si dirigono a destra, alla festa del Regno. Sullo sfondo del luogo illuminato c’è un paesaggio lussureggiante, con frondosi alberi carichi di frutta. All’estremità destra, invece, vi è una roccia da cui sgorgano quattro fiumi (cfr Gen 2,10) che si uniscono a formarne uno solo le cui acque convogliano ai piedi di Gesù. I Padri della Chiesa amavano indicare, nei quattro fiumi, i quattro evangelisti. Al di sotto della sottile linea blu, i quattro profeti sono dipinti a mezzo busto, tutti col nimbo e con il braccio destro alzato la cui mano indica l’avverarsi delle loro profezie: i due a sinistra si rivolgono alle cinque vergini sagge, i due a destra indicano le cinque stolte. Con la mano sinistra tutti reggono rotoli/cartigli contenenti proprie citazioni.
La parabola ci fa rendere conto che l’incontro definitivo col Signore sarà al tempo stesso festa e giudizio. Stolte e prudenti, tutte si addormentano; la differenza sta nel fare scorta di “olio”, nell’essere previdenti (-> vedere prima) e, al momento del destarsi (del “risorgere”, secondo la traduzione del verbo greco), vi sarà la messa in luce della vita di ciascuno. Le vergini stolte dovevano assicurarsi che le fiaccole rimanessero accese e non hanno adempiuto bene al compito loro affidato. Siamo invitati alla responsabilità (-> rispondere a), a fare bene ciò a cui siamo chiamati in famiglia, al lavoro, nella società tenendo separate, giorno per giorno, la stoltezza dalla saggezza.