Meditiamo sulla Parola – IV Domenica di Quaresima anno B

Il brano del Vangelo di questa IV Domenica di Quaresima è parte del dialogo tra Gesù e Nicodemo (vincitore del popolo): è importante percorrere il cammino che Giovanni offre al suo lettore, chiedendogli di identificarsi con Nicodemo. Giovanni non vuole raccontare una storia, ma coinvolgere il lettore portandolo ad “essere” Nicodemo, a porsi come lui una domanda essenziale: com’è possibile questo? Come può accadere nella mia vita?

La chiave di lettura del brano è suggerita dall’inclusione tra versetti estremi (vv.2 e 21): nel v. 2 “…andò da Gesù, di notte”; nel v. 21 “Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.

Il brano si caratterizza come un cammino, dalle tenebre alla luce, scandito da tre interventi/domande di Nicodemo e da tre risposte di Gesù. È un cammino verso una nuova possibilità di vita data dalla “rivelazione dall’alto”, una rivelazione che ha un centro visibile: il Figlio innalzato, il nuovo segno della presenza di Dio a cui alzare lo sguardo per essere guariti. Questa azione di innalzamento rimanda a un famoso episodio biblico riportato nel libro dei Numeri (21,8-9: “Il Signore disse a Mosé: Fatti un serpente di bronzo e mettilo sopra un’asta, chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita”) secondo il quale il popolo di Israele che cammina nel deserto si imbatte in serpenti il cui morso velenoso causa la morte di molti. Mosè si rivolge a Dio il quale gli ordina di costruire un serpente di bronzo: chi, essendo stato morso, lo guarderà, verrà salvato. Il racconto costituisce un problema per la teologia di Israele, che rifiuta la magia, cosicché i commentatori antichi cercano di schermare la scena affermando che la richiesta di Dio in realtà non era quella di guardare il serpente di bronzo, ma di invocare Dio, che avrebbe salvato colui che si trovava in pericolo di morte. Una correzione del testo di Nm si trova anche nel libro della Sapienza (16,5-7) in cui si dice che chi volgeva lo sguardo al serpente di bronzo era salvato non per mezzo dell’oggetto che vedeva, ma da Dio salvatore di tutti.

Sulla scia sapienziale anche Gv chiede di sollevare alla croce non uno sguardo curioso, ma uno sguardo credente. Che cosa vede uno sguardo credente guardando alla croce? Un atto d’amore: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (v.16). Gv offre così la chiave di lettura per comprendere il misterioso agire di Dio: la croce è un atto d’amore, come verrà ribadito all’inizio del racconto della passione: “Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (13,1).

Gesù sfida il Nicodemo che vive in noi, affermando che non esiste relazione autentica con Dio, senza un passaggio dall’Io al Tu, da una vita centrata su noi stessi, sulle nostre certezze, abitudini, convinzioni… all’imprevedibile di Dio. Nicodemo deve imparare che esiste soltanto un’unica via di salvezza, per lui come per gli altri: il senso che l’amore dà alla vita. Ciò che salva e permette di uscire dalle tenebre non è il proprio status di professionista della fede o di credente: la salvezza è nell’amore, l’amore accolto e l’amore donato. Camminare verso la luce implica dunque sollevare lo sguardo alla croce, perché in Gesù innalzato sulla croce incontriamo l’amore di Dio. Implica lasciarci raggiungere da questo amore che non condanna, ma libera. Implica lasciare che questo amore ci guarisca, guarisca il nostro modo di concepire la relazione con noi stessi e con gli altri. Chiede di lasciare che la luce dell’amore entri nelle nostre tenebre e, come all’origine del creato, operi una distinzione, ci aiuti a discernere tra ciò che è vero, perché nasce dall’amore e testimonia amore, e ciò che è falso, perché crea divisione e odio. A questo punto si pone una scelta fondamentale: accettare o rifiutare la rivelazione salvifica del Padre in Gesù.

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