Meditiano sulla Parola – V Domenica di Quaresima anno B

La V Domenica di Quaresima ci avvicina alla Settimana Santa, al centro dell’anno liturgico, al nucleo fondante della nostra fede: il triduo della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù. La liturgia propone un brano tratto ancora dall’Evangelo di Giovanni (cap.12 vv20-33).

La pericope ci dice che Gesù è a Gerusalemme, in occasione della festività della imminente Pasqua giudaica. Compaiono in scena alcuni greci i quali manifestano il desiderio di “vedere” Gesù. L’evangelista vuole qui sottolineare l’apertura del cristianesimo anche ai pagani; è come un preludio della salvezza universale che sarebbe scaturita dalla Croce. Filippo ed Andrea, unici apostoli ad avere un nome greco (probabilmente conoscevano il greco e forse, più tardi, avrebbero favorito l’apertura delle prime comunità cristiane al mondo pagano), fanno da mediatori tra quei greci e Gesù. Il desiderio dei Greci di “vedere” Gesù esprime il movimento di fede verso il Messia. Essi scompaiono subito dalla scena ma la loro venuta rappresentava per l’evangelista un fatto teologicamente rilevante perché prefigurava l’arrivo dell’ORA di Gesù.

È da dire che l’Evangelo giovanneo ha tre poli costitutivi: si tratta dell’ORA, della GLORIFICAZIONE, del GIUDIZIO. Gesù risponde indirettamente al desiderio dei greci di “vederlo”: l’ORA della Passione coincide con quella della sua GLORIFICAZIONE. È l’ORA a cui era protesa tutta la vita di Gesù; è l’ORA in cui egli glorifica Dio deponendo la sua vita come offerta, è l’ORA in cui anche Gesù è glorificato perché Dio accoglie la sua vita come autentico racconto del suo Amore. Con il duplice solenne AMEN (“in verità, in verità”) Gesù introduce un insegnamento attraverso tre cosiddette “sentenze sapienziali” successive:1) il seme che dà frutti solamente se muore; 2)” amare” e “odiare” la vita; 3) servire e amare.

1) La piccola similitudine del grano vuol significare che dalla morte volontaria del Figlio dell’uomo scaturirà la salvezza per l’intera umanità. Salvezza vuol dire “vita piena” donataci attraverso Gesù. Se moriamo con Cristo, con lui anche vivremo. 2) La contrapposizione tra “voler bene” e “odiare” va intesa nel senso della priorità da dare alla vita eterna, anche se ciò dovesse comportare la perdita della vita terrena. L’evangelista utilizza due termini per dire “vita”: “psychè” e “zoè” (quest’ultimo spesso legato all’aggettivo “aiònios” che significa “eterno”). L’esistenza personale (psychè), individuale, va amata ma essa è limitata, mortale, si perderà; c’è in noi una vita che non perisce (zoè aiònios), che comincia già ora. Quando si usa l’espressione “odiare” si deve intendere quel sano distacco dal mondo senza il quale ci si attacca alla propria esistenza terrena non vivendola come dono da donare. “Custodire”, “conservare” esprimono una continuità: conserveremo qualcosa della nostra condizione attuale ma, allo stesso tempo, ci apriremo ad una novità che non sappiamo neanche pensare, immaginare. 3) Dalla relativa passività del servizio, il servo è condotto, partecipandovi, alla libertà del Figlio nei confronti del Padre. È la fede che ci associa al Cristo e ci fa partecipi della sua stessa vita divina.

Ecco apparire il turbamento, la “lotta”, l’agonia di Gesù. Le parole richiamano quelle dette da Gesù al Getsemani e riportate dagli Evangeli sinottici. La “voce dal cielo” esprime l’esaudimento della preghiera di Gesù; si tratta di una teofania, analoga a quelle del Giordano e della trasfigurazione narrate dai sinottici. L’esaudimento immediato della sua preghiera è una GLORIFICAZIONE. Il verbo “glorificare” è al passato e al futuro: Dio ha già glorificato il suo Nome (= Persona del Padre) per mezzo dei “segni” compiuti da Gesù durante la sua attività pubblica; lo glorificherà di nuovo col “segno” supremo della morte e risurrezione del proprio Figlio. La gloria del Padre costituirà anche la glorificazione del Figlio che effonderà lo Spirito sui credenti. La relazione del Figlio col Padre è costante e l’esaudimento è istantaneo. Gloria, per noi “fama, onore, stima…”; riferita a Dio significa apparizione, rivelazione, manifestazione sua nella Storia. Vuole indicare la stessa natura divina. Tuono e tuonare nell’A.T. evocano l’intervento di Dio nella Storia, nella creazione. Il messaggio è rivolto agli astanti; siamo invitati ad accogliere la sua rivelazione, per non essere esclusi dalla salvezza. Gesù non aveva bisogno di conferme; siamo noi che dobbiamo comprendere che, per glorificare il Padre, occorre offrire ogni giorno la nostra vita come Gesù ha fatto. Il GIUDIZIO consiste non in una sentenza di condanna da parte di Dio ma nella cacciata-eliminazione del “capo/principe” di questo mondo che domina e controlla l’ambito dell’incredulità, dell’odio e della violenza. Chi aderisce con fede a Gesù è fin da adesso libero, anche se la vittoria sul male/principe sarà totale e definitiva nell’ultimo giorno. I due “adesso” indicano le due componenti di un unico giudizio: un giudizio di salvezza per il mondo mediante un giudizio di condanna sulla radice misteriosa del male. Al v32 c’è l’apice della rivelazione di Gesù, c’è il nucleo dell’Evangelo e di tutto il N.T., il nucleo di tutto il mistero di Cristo: l’elevazione in Croce rappresenterà la sua intronizzazione regale e glorificazione alla destra del Padre. Il verbo “innalzare” (hypsoun) ha un senso duplice: indica l’innalzamento in Croce e, nel contempo, l’elevazione al Padre. Dio aveva promesso a Geremia (31, 3-11) che avrebbe attirato a sé, nella sua misericordia, il popolo d’Israele disperso, riconducendolo in patria. Ora attira i suoi figli dispersi in tutto il mondo, attraverso Gesù. La chiamata è rivolta a tutti; l’umanità intera trova accesso alla vita “piena”. Il verbo al passivo indica l’iniziativa del Padre. Un non credente, nella Croce vede solamente il fallimento, un credente vede la gloria, la salita, il ritorno in Dio. Non è facile…  Gesù è glorioso nell’Amore, nel dare la vita.  L’innalzamento coincide con la sua morte; su di essa non c’è nessuna ambiguità, sarà infamante per gli intrighi del “capo di questo mondo” ma glorificante grazie all’acconsentimento del Figlio. Gesù ha rivelato il grande amore di Dio donandosi fino alla fine. Ciascuno di noi, se attirato, può seguirlo sulla strada del dono e, con le nostre piccole esistenze, possiamo partecipare a questo immenso Amore.

Tra le tante, una storia di attrazione esercitata da Cristo è quella di Charles de Foucauld. Nell’immagine del chicco di grano che cade a terra e morendo produce molto frutto, fratel Charles ha riconosciuto la sua personale maniera di seguire Gesù fino alla fine. Nel suo diario aveva scritto: “Vivi come se dovessi morire martire oggi”; questo pensiero gli dava quella vigilanza acuta per cui viveva ogni giorno con grande intensità la sua amicizia con Gesù nella preghiera e nel farsi piccolo fratello di tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *