Meditiamo sulla Parola – IV Domenica di Pasqua anno C
Gv 10,27-30
Il vangelo della quarta domenica di Pasqua, ci fa vivere la dinamica della risurrezione, come un processo che trasforma ogni uomo e la storia, offrendoci diversi spunti di riflessione. Quello sul quale vorremmo soffermarci è l’ascolto: “Le mie pecore ascoltano la mia voce”.
Il Dio della Bibbia non si rivela facendosi vedere, ma solo udire la sua voce, chiede di essere ascoltato: “Shemà Israel”. Il modello dell’ascolto è Gesù stesso che per primo si è messo in ascolto del Padre, facendo la sua volontà. Ma l’ascolto di Gesù, vero uomo, è avvenuto tramite la frequentazione assidua della Parola. Ne deriva che ciascuno di noi è chiamato ad ascoltare e, ciò può avvenire tramite la consuetudine, la familiarità con la Parola, che è fonte, linfa vitale della relazione con il “pastore”.
L’ascolto che diventa un modo di essere, un’attitudine permanente e stabile che ci fa entrare in relazione con l’altro e ci fa essere attenti alla solitudine, alla sofferenza, alla vecchiaia… a coloro che incontriamo nella vita di tutti i giorni.
Il modello che bene descrive questo uditore attento lo troviamo nei versi di Isaia, al capitolo 50: “Mattino dopo mattino egli risveglia il mio orecchio, perché io ascolti come fanno i discepoli. Il Signore mi ha aperto l’orecchio e io non mi sono ribellato, non mi sono tirato indietro…”.
Frutto dell’ascolto è la conoscenza. Ascoltando la sua voce le pecore si lasciano conoscere e si mettono alla sua sequela, si affidano alla Parola, sicure che chi le precede, le conduce “alle fonti dell’acqua della vita” (Ap7,17).
L’ascolto, la conoscenza e la sequela ci donano una vita piena, abbondante, la vita stessa di Dio cioè la vita eterna, che quindi si realizza già ora.
“Nessuno potrà strapparle dalla mia mano e non andranno perdute” questa per noi la Parola da custodire, da riportare sempre alla mente.