Meditiamo sulla Parola – XIX domenica tempo ordinario (anno C)

Gesù nel Vangelo della domenica precedente racconta la parabola dell’agricoltore stolto, colui che ha lavorato tanto, ottenendo anche molto frutto ma che alla fine ha visto sfuggire tutto quanto accumulato. Egli ha commesso due errori: non si è arricchito davanti a Dio e si è fatto cogliere di sorpresa dalla morte.

Con questa parabola il Signore mette in guardia gli uomini da un pericolo grande, ossia riporre i propri interessi unicamente nell’accumulo dei beni terreni considerandoli come l’assoluto. È una tentazione forte che anche Egli ha conosciuto. I beni di questo mondo, infatti, hanno un potere di seduzione molto grande. “Così è di chi accumula tesori per sé e non arricchisce davanti a Dio” (Lc 12, 21). Colui che spende la propria vita preoccupandosi unicamente dell’accumulo di beni materiali, finisce per rimanere a mani vuote.

Qual è invece, la proposta di Gesù? Egli si rivolge ai suoi chiamandoli piccolo gregge dicendogli al Padre vostro è piaciuto darvi il suo regno. Non si tratta del regno di questo mondo, di coloro che accumulano beni, ma di una realtà diversa cui appartengono gli uomini che hanno compiuto una scelta di vita radicalmente opposta rispetto ai primi.

La proposta del Signore spaventa perché è impegnativa, Egli non chiede di donare qualcosa ma di donare tutto per costruire amore.

I beni di questo mondo promettono e consentono la soddisfazione di qualsiasi desiderio generando nell’uomo un meccanismo psicologico per cui egli trascorre la propria vita dedicandosi all’accumulo di ricchezze. Una vera e propria idolatria. Le ricchezze, tuttavia, danno solo l’illusione di essere solide, incrollabili e durature, in realtà l’uomo che le accumula è costretto a lasciarle su questa terra.

Gesù rivela il segreto per non perdere i capitali e trasferirli in Dio, vendere ciò che si possiede e darlo in elemosina; “Fate borse che non invecchiano, un tesoro sicuro in Dio dove il ladro non arriva e il tarlo non consuma. Dov’è il vostro tesoro, là è anche il vostro cuore.” È una proposta che fa paura.

Ciascuno deve gestire i beni posseduti come un dono per i fratelli, il tempo, la fatica, la capacità, l’intelligenza. Tutto deve essere gestito per donare e costruire amore, vita. È il dono gratuito che il Cristo propone. Se si donano e gestiscono i beni per costruire amore quando si arriva alla “dogana” al termine della propria esistenza non si portano con sé beni materiali, ma l’amore che si ritrova nei cieli, e quindi in Dio.

Una vita finalizzata all’accumulo di ricchezze, beni immobili è destinata alla caducità, al nulla, essendo gli stessi soggetti all’usura del tempo, alla svalutazione, ai furti.

Il Signore introduce poi alcune parabole con le quali indica la corretta gestione dei beni; “Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lampade accese simili a coloro che aspettano il padrone che torna da una festa di nozze e bussa.” Bisogna essere pronti ad aprirgli. Beati quei servi che al suo ritorno trova ancora svegli. Si stringerà la veste ai fianchi e passerà a servirli.

Gesù evoca la vigilanza sulla Sua venuta nella nostra vita ed in particolare al termine dell’esistenza umana.

Ci sono due immagini che descrivono molto bene il discepolo vigilante; quello che ha la cintura ai fianchi, ossia le vesti rimboccate e le lucerne accese. In Oriente venivano indossate lunghe vesti lasciate sciolte in casa. Quando occorreva intraprendere un viaggio o mettersi a lavoro si cingevano i fianchi per stare più comodi e liberi nei movimenti. Il discepolo deve essere sempre in questo atteggiamento di servizio, pronto a servire colui che ha bisogno del suo aiuto, della sua persona, dei doni che Dio ha messo nelle sue mani.

Il cristiano non può avere dei tempi morti, deve costruire amore in continuità. Se il fico segue il ritmo delle stagioni il cristiano non può seguire l’alternarsi dell’egoismo e dell’amore, deve essere sempre pronto a servire.

Chi ha bisogno del servizio del discepolo di Cristo, deve sapere che è a completa disposizione; le lampade devono essere sempre accese.

Beati i servi che il Signore troverà in questo atteggiamento. Si cingerà le vesti, li farà sedere a mensa e passerà a servirli. Quando Dio si è presentato in mezzo a noi nell’immagine del Cristo si è presentato come servo. Per essere suoi figli dobbiamo riflettere questa immagine di disponibilità al servizio costante per amore. Apocalisse capitolo 21 “il Signore sarà l’Emmanuele, Dio con noi e passerà a tergere ogni lacrima dai loro occhi”. È una promessa della beatitudine riservata a coloro che fanno parte del regno di Dio.

Gesù si rivolge ai suoi con un’ulteriore immagine. La venuta di Dio è pari a quella del ladro che arriva all’improvviso. Se il padrone di casa sapesse a che ora verrà il ladro non si farebbe scassinare la casa. È un’immagine strana mai usata in precedenza nel giudaismo.

Ha avuto molto fortuna tra i cristiani. Verrà usata da Paolo nella Lettera ai Tessalonicesi: “Verrà come un ladro il giorno del Signore, nella Seconda Lettera di Pietro in cui il Signore viene presentato come un ladro.

È un’immagine efficace per descrivere la condizione di coloro dopo aver speso la propria vita nell’accumulo di beni e ricchezze, una volta giunti al termine dell’esistenza terrena, ne sono privati. Il Signore viene, e come un ladro porta via i beni che non possono essere condotti nel regno dei cieli. Stolto è l’uomo che non ha compreso che tutto ciò che possiede è un dono di Dio.

Questa immagine ha anche un altro significato: il Signore viene per portare felicità e l’uomo non sta attento, non si accorge che è entrato nella sua vita. Il rischio è quello di non cogliere il momento opportuno per lasciarlo entrare nel cuore, nella mente, nella vita.

Il racconto si conclude con un’ultima parabola. Pietro si rivolge al Signore e chiede se la parabola è rivolta ai discepoli o a tutti. L’ultima parte è sicuramente indirizzata a coloro che hanno una responsabilità maggiore perché hanno avuto la fortuna, l’opportunità di incontrare Cristo e di accogliere questo messaggio, hanno capito la vita riuscita che Cristo propone. Queste persone hanno una responsabilità maggiore.

Beato quel servo che il padrone arrivando troverà ad agire così, cioè ad essere un servo- amministratore che è disponibile ad alimentare i suoi fratelli. Un alimento importante è quello della parola che alimenta la vita eterna, parola che soltanto agli uomini è stata donata. Beato quel servo fidato e prudente che amministra beni non suoi, alimentando i suoi fratelli.

L’ultima parte è drammatica. È presentato il servo che approfittando del ritardo del padrone comincia a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a ubriacarsi. Al suo rientro il padrone lo punirà. Si tratta di un’immagine forte e tipica della letteratura rabbinica.

Il Signore la impiega per richiamare una verità molto importante della nostra vita. Qual è il senso della nostra esistenza: non commettere la follia di concentrare i nostri interessi sui beni di questo mondo e di assolutizzarli. I beni sono importanti ma la vera realtà è vivere la vita secondo il disegno di Dio come un dono ai fratelli. Soltanto con il dono di noi stessi totale e gratuito possiamo vivere un’esistenza autentica e realizzata.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *