Meditiamo sulla Parola – XXXIII domenica del tempo ordinario (anno C)
Siamo nella 33esima domenica del T.O., il brano che ci viene proposto fa parte del capitolo 21 del vangelo secondo Luca (v. 5-19). Poniamo alla vostra attenzione e meraviglia i primi quattro versi di questo capitolo, che riportano l’offerta della vedova “miserabile”, nel tesoro del tempio. Questo gesto suscita l’attenzione di Gesù che trascorre intere giornate all’interno del tempio ed è attento a ciò che si fa e a ciò che si dice, cercando di correggere, valorizzare, chiarire, manifestare, raccontare parabole… Ascolta i discorsi di alcuni che sono attratti dalla bellezza esteriore del tempio e instaura un dialogo con costoro, dicendo che non resterà pietra su pietra di ciò che stanno contemplando. Gli interlocutori all’udire ciò, incalzano chiedendo quando avverrà ciò e quale sarà il segno anticipatore di tali atti.
Gesù evita una risposta diretta ed inizia un annuncio con delle raccomandazioni e degli avvertimenti “Guardate di non lasciarvi sedurre! Molti verranno nel mio nome dicendo: «Sono io!» e «Il tempo si è avvicinato!». Non andate dietro a loro!”. Le affermazioni dei falsi messia fanno eco all’annuncio di Gesù (Mc 1,15). «Il tempo ha raggiunto il compimento e il Regno di Dio si è avvicinato. Ravvedetevi e abbiate fede nell’evangelo!»
Gesù chiede conversione, cioè ritorno al Dio unico e vero. Questa predicazione è anche quella della chiesa primitiva e degli apostoli (confronta At 2;38;3,19) e non può che essere la richiesta e l’impegno della chiesa di ogni tempo. La vita cristiana si intende in termini di conversione, sempre da rinnovarsi. La conversione attesta la perenne giovinezza del cristianesimo. Essa nasce dalla fede nella risurrezione di Cristo.
Il cristiano ha sempre bisogno di conversione perché deve sempre discernere gli idoli che si presentano al suo orizzonte e deve sempre rinnovare la lotta contro di essi, per manifestare la signoria di Dio sulla realtà e sulla sua vita.
“Ma non sarà subito la fine”. Gesù invita alla pazienza perché è segno del Padre paziente e vuole che tutti siano salvati e, ritarda con la speranza che tutti si ravvedano, scrutando i segni dei tempi. Poi Gesù ci coinvolge personalmente: “Vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, conducendovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Ciò diventerà per voi occasione di testimonianza… Sarete però consegnati anche da genitori e fratelli, da parenti e amici, e metteranno a morte alcuni di voi…”, qui non dobbiamo dimenticare la forza e la serietà della passione e della croce e che il culmine di tutto è la sua Pasqua. Gesù, morendo, afferma la paternità e la sovranità di Dio. Crea un nuovo modo di vivere e di morire, un modo che sconfigge la morte, che invece di essere segno di disperazione e occasione di maledizione, la morte, dopo quella di Gesù, diviene segno di speranza e di obbedienza. Con la morte ogni altro elemento negativo della vita umana: l’umiliazione, l’insuccesso, la sofferenza fisica e morale, la menzogna, il tradimento… tutto può acquistare capacità e valore redentivo, nel cuore di Cristo crocifisso. Tutto ciò che è no può diventare sì, dal tradimento può nascere l’amicizia, dal rinnegamento il perdono, dall’odio nasce l’amore, dalla menzogna la verità, dalla fuga e dalla paura nasce la testimonianza. (“Gesù muore sulla croce”, Carlo Maria Martini).
“Con la vostra perseveranza salverete le vostre vite”. In Lc 8,15, nella parabola del seminatore, la parte della terra buona sono tutti coloro che dopo aver ascoltato la parola, con cuore buono e sincero, la custodiscono saldamente e portano frutto a forza di perseveranza.
In Lc 21,33 “Il cielo e la terra passeranno ma certamente le mie parole non passeranno”
La perseveranza (hypomonè), implica la pazienza e la resistenza nelle prove e nelle persecuzioni, ma anche la costanza nella quotidiana sequela di Gesù (confronta Lc 9,23; Eb 10,36-39).
Lc 21,36 “Ma voi vegliate, pregando in ogni momento di avere la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di stare in piedi davanti al Figlio dell’uomo”, questa la speranza di chi ha pazientato/perseverato.