Meditiamo sulla Parola – Maria Madre di Dio anno A
Lc 2,16-21
“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”.
Questo versetto, nella sua semplicità ed essenzialità, ci interroga sulla nostra capacità di osservare, ascoltare, meditare, che presuppone la capacità di fare silenzio.
Siamo immersi nel rumore, siamo abituati a sovrapporre la nostra voce e il nostro pensiero a quelli degli altri e abbiamo perso la capacità di ascoltare e meditare. Senza rumore, sembriamo persi; sembra quasi che il rumore ci renda sicuri. Continuiamo a correre per seguire gli affari e le preoccupazioni del mondo, trascurando la vita interiore, la preghiera, lo stare dinanzi a Dio in ascolto. Il mondo in cui viviamo non ascolta più Dio, ma parla a un ritmo continuo e incessante, in un monologo che ci rende incapaci di ascoltare chi ci è vicino. Il rumore trionfa e il silenzio si dilegua.
Eppure, il silenzio è importante. Prima di iniziare una nuova attività, è bene fermarsi a riflettere, nel silenzio. La vita attiva dovrebbe sempre essere preceduta dalla vita del silenzio. Dietrich Bonhoeffer osserva che la vita nasce nel silenzio, l’uomo muore nel silenzio, Dio si incontra nel silenzio. Il silenzio stimola la riflessione, ci dispone all’ascolto, ci aiuta a pregare, ci predispone ad accogliere l’altro. “Al vertice dell’attesa del Dio che viene, in cui si riassume, da parte umana, la storia della salvezza, sta una donna, una donna capace di ricevere”.
L’episodio biblico che ben racconta la presenza di Dio nel silenzio è 1Re 19,11-13: “Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna”. In seguito, Elia è mandato nel deserto, per poi ungere Eliseo.
Il silenzio ci spinge verso una terra che non conosciamo, ci spinge a cercare il nostro deserto, il nostro angolo indisturbato in cui, nella solitudine esterna, siamo in grado di stare alla presenza di Dio. Il silenzio è il luogo in cui metterci in contatto con Dio. Ciò che è straordinario, è silenzioso.
Questo primo giorno dell’anno sia per ciascuno di noi l’inizio di una rinnovata ricerca e attesa di Dio nel silenzio e nella preghiera, per meditare nel nostro cuore, come Maria, le vicende della vita.