Meditiamo sulla Parola – VI Domenica di Pasqua anno A
Il vangelo della sesta domenica di Pasqua è tratto dal capitolo 14 del vangelo di Giovanni, che fa parte del discorso di addio di Gesù o testamento spirituale.
È interessante notare che tale testamento si apre, non con delle parole, ma con un gesto di Gesù, la lavanda dei piedi, suscitato dalla parola. Con questo gesto Gesù mostra le qualità del Padre, Gesù ha fatto obbedienza alla parola, «Il Signore mi ha aperto l’orecchio ed io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro». Dirà: “Un modello infatti vi ho dato affinché come/poiché ho fatto io così facciate anche voi. Un comandamento nuovo dono a voi di amarvi l’un l’altro come /poiché io ho amato voi, così anche voi amatevi l’un l’altro. Da questo capiranno che siete miei discepoli”. Facendo dimorare in noi queste parole e praticandole, mostreremo l’amore del Padre con l’aiuto dell’altro Paraclito che è sempre con noi, ma che va sempre invocato, come spirito di amore, di comunione, per sanare la nostra sclerocardia, dovuta alla mancanza di obbedienza.
“Queste cose ho potuto comunicarvi restandovi vicino, ma il Paraclito che dà conforto, quello Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, penserà lui ad insegnarvi ogni cosa, e a ricordarvi tutto quanto vi dico”. Vi darà la possibilità di riconoscerlo.
“Il mondo non può ricevere poiché non lo vede né lo riconosce”, per il non ascolto, la non accoglienza della sua parola, il rifiuto di una relazione, di una risposta.
Da non dimenticare che Gesù interrogato su quale fosse il primo comandamento, nel vangelo di Marco al capitolo dodici dirà: “Ascolta Israele…”, il cristiano infatti trova la fonte del suo vedere nell’ascoltare.
Potremo dire: “Voi che mi ascoltate e fate dimorare le parole che il Padre mi ha dato, in voi mi vedrete perché io vivo e anche voi vivrete”. La vita di Gesù è un donare vita, un generare vita perché noi crediamo che la sua vita non è stata sepolta con lui nella tomba, ma ha attraversato la morte senza che la morte la vincesse.
Agli albori del cristianesimo, così come oggi, la più credibile testimonianza della resurrezione di Gesù sono uomini e donne che credono alla vita di Gesù Cristo, desiderano e cercano di vivere la sua stessa vita, che è l’unico e vero oggetto della fede Cristiana. Il vivente oggi ci dice: ”Se mi amate fate vivere.” Ecco il cristianesimo un’arte di vivere e di far vivere gli altri. Se una nostra parola o gesto rianima qualcuno, stiamo realizzando la Pasqua. In risposta alla promessa di vita del Signore risorto la nostra capacità di trasmettere vita.
Gesù chiede al Padre “Custodiscili nel nome tuo quello che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi.” Ogni volta che riusciremo a praticare le sue parole amandoci gli uni gli altri entriamo già adesso in comunione con il Padre il Figlio attraverso lo Spirito Santo. Teniamo vivo questo desiderio non dimenticando il gesto della lavanda dei piedi.