Meditiamo sulla Parola – Ascensione del Signore anno A

La liturgia dell’Ascensione celebra l’accoglienza amorevole di Gesù da parte di Dio, che lo prende con sé assumendolo nel suo Cielo. I discepoli sono fermi, immobili e guardano fissi verso il cielo; sono richiamati da due uomini in vesti bianche che chiedono loro ragione di quello stare immobili. Ma la pagina evangelica riporta l’invito ad “andare”, a fare discepoli tutti i popoli e a insegnare come Gesù ha insegnato loro. Risuona come un invito a non rimanere fermi in logiche che ci ancorano al passato e al potere, a non ridurre la nostra fede a un continuo guardare verso l’alto, che può tradursi in una fuga dalla realtà.

Siamo chiamati a testimoniare, attraverso le nostre scelte quotidiane, che Gesù è presente nella storia. La festività dell’Ascensione suggerisce che non è utile rivolgere lo sguardo al cielo, un cielo che alimenta l’illusione di poter riuscire da soli, senza il contributo degli altri. Gesù rimane accanto a coloro che desiderano affidargli la loro fiducia, godendo della sua compagnia e assaporando la sua amicizia. Lo stesso Isaia (Is 43,2) ci dice: “Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà”.

È quanto ha sperimentato lo stesso Gesù, che non è stato lasciato solo, non si è lasciato consumare dal fuoco delle ostilità né sommergere dalle acque delle incomprensioni incontrate durante la sua vita, ma ha proseguito lungo la sua strada, facendo del bene e amando.

L’Ascensione non è, quindi, la festa del distacco di Gesù dal mondo, ma è un invito forte alla speranza, fondata sulla presenza costante di Gesù, che sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo.

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