Meditiamo sulla Parola – XI domenica tempo ordinario anno A

Il brano evangelico si apre con uno sguardo: Gesù vede le folle. Non le osserva da lontano con distacco, ma «sente compassione» (v. 36). Il verbo greco esplanchnísthē — che rimanda alle viscere materne — descrive una commozione profonda, fisica, totale. In Matteo la compassione di Gesù non è mai un sentimento generico: nasce sempre dal vedere concreto della condizione umana e si traduce immediatamente in azione. Le folle sono «stanche e sfinite, come pecore senza pastore»: immagine che richiama Ezechiele 34 e denuncia il fallimento di chi avrebbe dovuto guidarle.

L’annuncio «la messe è abbondante, ma gli operai sono pochi» (v. 37) non è un lamento rassegnato, bensì una chiamata alla preghiera e alla responsabilità. La messe — il popolo bisognoso di Dio — è già pronta: ciò che manca sono uomini e donne disposti a lasciarsi inviare. Gesù risponde alla mancanza non aumentando semplicemente il numero dei predicatori, ma costituendo un gruppo di Dodici: numero che evoca le dodici tribù d’Israele, segno che il Regno di Dio raccoglie e rinnova l’intero popolo di Dio.

La chiamata dei Dodici (10,1-4) non presuppone alcuna eccellenza morale o capacità speciale: tra loro c’è anche «Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì» (v. 4). Questa lista di nomi rivela la logica dell’elezione divina: Dio sceglie i deboli, i contraddittori, gli improbabili. La Chiesa nasce non dalla perfezione dei suoi membri ma dalla grazia del chiamante.

Il mandato che Gesù affida ai Dodici (10,5-8) è eloquente nella sua concretezza: guarire i malati, risuscitare i morti, mondare i lebbrosi, scacciare i demoni. Queste azioni non sono prodigi per stupire, ma gesti che restituiscono l’uomo a sé stesso e alla comunità: il lebbroso escluso viene reintegrato, il posseduto riacquista la propria identità, il malato è riconsegnato alla vita. Evangelizzare, secondo Matteo, è questo: portare la pienezza dell’umanità là dove essa è ferita.

Il versetto conclusivo risuona come la magna carta della missione cristiana: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (v. 8). Questa gratuità non è un’opzione spirituale facoltativa, ma una struttura essenziale del Vangelo. Chi annuncia non può trasformare il dono ricevuto in potere o in vantaggio. La missione cristiana non ha altra fonte che la compassione di Gesù e non ha altro stile che la gratuità. In questo tempo in cui la Chiesa è invitata a riscoprire la sua forma missionaria, queste parole rimangono il criterio più esigente e più liberante.

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