Meditiamo sulla Parola XXIII domenica tempo ordinario anno A
Il capitolo 18 dell’Evangelo di Matteo raccoglie insegnamenti di Gesù sulla vita comunitaria. La pagina di questa Domenica delinea il modo di agire con chi sbaglia all’interno della comunità, un agire che sia ispirato alla misericordia e alla gradualità.
La correzione fraterna è una delle esigenze evangeliche più difficili da mettere in pratica; correggere è difficile perché chi lo fa non è mai esente da colpe e il Vangelo chiede di togliere la trave dal nostro occhio prima di levare la pagliuzza dall’occhio del fratello. Essa mira a guadagnare il fratello, non a perderlo, come profetizza Ezechiele: «Dio non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva» (Ez 33,11).
Accettare di essere corretti è difficile perché noi non vediamo il nostro peccato.
I suggerimenti offerti per giungere al recupero del fratello non indicano una procedura di tipo giuridico ma evidenziano un’operazione necessaria e delicata da condurre con discrezione, dolcezza, pazienza, tatto.
Il messaggio centrale di questa pericope indica la misericordia di Cristo come decisiva e indispensabile nei rapporti tra fratelli e sorelle. Tutti, nessuno escluso, cadiamo e abbiamo bisogno di essere aiutati e perdonati. Paolo ricorda che l’unico “dovere” di un figlio di Dio è quello di riconoscere l’altro come qualcuno da poter sempre ricominciare ad amare, «un fratello per il quale Cristo è morto» (1Cor 8,11).
Certo la correzione può fallire, il conflitto rivelarsi insanabile, la contestazione portare alla separazione. La Regola di san Benedetto chiede in questo caso di ricorrere alla preghiera di intercessione. Anche il Vangelo lo chiede. Ma non basta farlo gli uni accanto agli altri, con le stesse formule o con gli stessi gesti. Affinché la preghiera sia autentica occorre essere in comunione, rivolti ciascuno al volto dell’altro e tutti rivolti, convergenti verso Cristo. Quando c’è unanimità nella preghiera è il Signore stesso presente e giudica in mezzo alla comunità. Solo Gesù è giudice giusto; solo il Signore che viene tra i suoi può fare unità e riconciliare gli uni e gli altri (cf Ef 2,14): ma dev’essere invocato con pazienza, con fede, con speranza. La comunità, infatti, è la comunità del Signore, non di Paolo né di Apollo né di Cefa (cf 1Cor 1,12).
Preghiera
Siamo creature, Gesù, e quindi possiamo sbagliare:
sbagliamo nel valutare le persone, sbagliamo nel reagire
lasciandoci guidare dalla rabbia o dalla gelosia,
siamo segnati dalla debolezza e dunque il nostro cuore
ospita sentimenti e pensieri oscuri.
Tu sai come vanno le cose quando questo accade:
le accuse e le controaccuse, le parole sussurrate all’orecchio,
il corteo di esagerazioni, di sospetti infondati,
di giudizi dichiaratamente cattivi.
No, non è così che si dovranno comportare
quelli che vogliono essere tuoi discepoli.
Tu chiedi loro, senza mezzi termini, di venire allo scoperto,
di affrontare chi ci ha fatto del male, con semplicità e con mitezza.
Tu sai che il male può essere
solo se affrontato a viso aperto, senza astuzie e sotterfugi,
con uno sguardo limpido e con un cuore colmo di amore
che tratta l’altro da fratello.
(Roberto Laurita)